Il gioco d’azzardo italiano deve guardare all’estero

Il nostro popolo è estroverso costituito da poeti e da navigatori… quindi, all’altezza di studiare qualsiasi problematica e, “fantasiosamente”, pensa di riuscire a trovare rimedio a tutto: ma per il gioco lo Stato è fermo al palo e non è riuscito a sanare questa frattura che rende le industrie del gioco e dei casino italiani con autorizzazione aams, gli enti locali e l’Esecutivo così lontani. Forse, con un poco di buona volontà in più, il gioco avrebbe potuto anche “rendere maggiormente”, prima che ogni forma di dialogo si dissolvesse: la buona volontà lo Stato l’ha dimostrata ampiamente in altri settori, che non erano una propria “riserva”… ma questo è un altro discorso.

Ora, se si guardasse al di là “del nostro orticello” si vedrebbe ciò che gli altri Stati hanno fatto per il gioco pubblico e per i casino online legali autorizzati, dove questo settore è più avanti e già da un po’ è stato regolamentato e viene vissuto in modo tranquillo e non “ansioso” come da noi. Gran Bretagna e Spagna l’hanno disciplinato da molto più tempo di noi come anche in Finlandia. La Gran Bretagna, per esempio, da anni, ha introdotto il meccanismo fiscale “good caudes”, le buona cause oppure “tassa di scopo” (più volte proposta dalle industrie del gioco) che prevede di destinare alcuni proventi generati dal gioco a scopi di carattere pubblico e locale: ha messo, così, in atto la sostenibilità del settore sul territorio coinvolgendo gli enti locali nella gestione e controllo dei giochi anche nel lavoro di “emersione dell’illegale”. Una mossa politica “difficile”, ma molto concreta. Basterebbe “copiare”!